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Approfondimenti

La responsabilità del produttore

La cosiddetta producer responsibility contempla sia i produttori che gli importatori di pneumatici. Secondo tale principio, risulta di responsabilità del produttore la raccolta e la gestione annuale di una quantità di PFU almeno equivalente alla quantità degli pneumatici che ha immesso nel mercato nazionale del ricambio nell'anno solare precedente; obbligo del produttore è, inoltre, il dichiarare all'Autorità competente, entro il 31 maggio di ogni anno, sia la quantità e le tipologie degli pneumatici immessi sul mercato del ricambio nell'anno solare precedente, sia le quantità, le tipologie e le destinazioni di recupero o smaltimento degli PFU.

Il traffico illecito degli PFU

Nel recente studio di Legambiente "Traffici illeciti di rifiuti, merci contraffatte, prodotti agroalimentari e specie protette: numeri, storie e scenari della globalizzazione in nero" emerge un dato di estrema rilevanza, ossia che, nel periodo esaminato 2011-2012, il traffico illecito di rifiuti è pari al 23% della globalità dei traffici illeciti. E, con espresso riferimento agli PFU, si apprende che, solo nel 2012, il 59% delle esportazioni di PFU si sono rivelate fuori legge, quindi sequestrate, ai controlli delle dogane italiane. La conferma di un incremento dei traffici illeciti di rifiuti, peraltro, come osservato da Legambiente, arriva anche da altre fonti istituzionali quali l’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea), la Commissione Europea, l’Interpol, l’Europol, le varie agenzie ed organizzazioni europee che si occupano di normativa ambientale e di controlli, come l’Impel (The European Union Network for the Implementation and Enforcement of Environmental Law) e l’Inece (The International Network for Environmental Compliance and Enforcement). L'interesse delle organizzazioni criminali per gli PFU è dovuto alle possibili applicazioni degli stessi, utilizzati sia come combustibile sia come materia prima per infinite applicazioni.

I Paesi principali coinvolti nelle esportazioni illegali degli PFU risultano essere l'India (circa 3.000 tonnellate), la Corea del Sud (circa 3.000 tonnellate), la Thailandia (1.700 tonnellate), il Burkina Faso (circa 51 tonnellate) e la Turchia (circa 22 tonnellate). Risulta evidente, quindi, come l'attività di Consorzi di gestione degli PFU come Greentire, grazie al preciso monitoraggio delle quantità di PFU prodotte ed al costante tracciamento del loro percorso nella filiera del riciclo, costituisca un ostacolo al traffico illegale degli PFU. Proprio il tracciamento degli PFU consente, in aggiunta, di impedire la creazione di nuove discariche abusive o di implementare quelle esistenti, evitando, conseguentemente, i relativi successivi costi di bonifica delle stesse. L'emersione di detta quota di PFU illegalmente gestiti consentirebbe, inoltre, all'Erario di incassare l'IVA, evidentemente non corrisposta nella situazione in esame, sulla vendita di pneumatici, oltre ad ulteriori introiti fiscali relativi alle corrette attività di smaltimento.

La suddivisione dei materiali derivanti da frantumazione di PFU

Secondo la normativa EN/TS 14243:2010, gli PFU trattati negli impianti di granulazione, in considerazione dei materiali utilizzati per la loro realizzazione, consentono di ottenere differenti prodotti, qui sinteticamente elencati e definiti come da normativa EN/TS 14243:2010

taglio primario: generalmente a partire da 300 mm
(date le dimensioni di taglio, il prodotto contiene gomma, acciaio e fibre tessili)

ciabatta: generalmente da 20 mm a 400 mm
(date le dimensioni di taglio, il prodotto contiene gomma, acciaio e fibre tessili)

cippato: generalmente da 10 mm a 50 mm
(alla luce dei procedimenti cui è sottoposto, il prodotto contiene gomma e fibre tessili)

granulato*: generalmente da 0,8 mm a 20 mm
(alla luce dei procedimenti cui è sottoposto, il prodotto contiene sostanzialmente solo gomma - circa 99%)

polverino: generalmente minore di 0,8 mm
(alla luce dei procedimenti cui è sottoposto, il prodotto contiene sostanzialmente solo gomma - circa 99%)

acciaio

fibre tessili

*NB: il materiale si può definire tale sino alla soglia superiore dei 20 mm a condizione che il prodotto risulti privo di impurità, ovvero risultino assenti, al 99% delle sua composizione, fibre tessili e metallo)

Il Green Public Procurement

Con la definizione Green Public Procurement, usualmente tradotta in italiano in “acquisti verdi della Pubblica Amministrazione”, si intende l'integrazione di valutazioni anche di carattere ambientale nella definizione delle procedure di acquisto di prodotti e servizi. Gli Enti, quindi, nelle loro strategia di scelta delle forniture, dovrebbero privilegiare "quei prodotti e servizi che hanno un minore oppure un ridotto effetto sulla salute umana e sull'ambiente, rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo". La diretta conseguenza di tali scelte costituirebbe, per la collettività, una riduzione del consumo di energia nonché una minore emissione di sostanze inquinanti - in primis CO2.

Tale operatività si porrebbe in linea con i principi del cdd. sviluppo sostenibile, ovvero il processo, globalmente sostenuto, finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale. Attualmente, a livello nazionale, è stato approvato il “Piano d'Azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della pubblica amministrazione” che dovrebbe consentire, approvati i Criteri Ambientali minimi previsti all'art. 2 del menzionato Decreto, il rispetto degli indirizzi fissati dalla Comunità Europea, ovvero l'utilizzo di criteri ecologici in almeno il 50% degli acquisti della Pubblica Amministrazione.

La mission di Greentire è massimizzare il recupero dei derivati degli PFU, dando loro una seconda vita nel rispetto dell'ambiente.

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